Disturbi dell’umore

disturbi dell'umore

La caratteristica principale per inquadrare tali disturbi è una significativa alterazione dell’umore.
I principali disturbi dell’umore sono il disturbo depressivo e quello bipolare.

 

Il DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) attua la seguente distinzione:

-     Disturbi Depressivi:

- Disturbo Depressivo Maggiore

- Disturbo Distimico

-     Disturbi Bipolari:

- Disturbo Bipolare I

- Disturbo Bipolare II

- Disturbo Ciclotimico

-     Disturbi dell’Umore Dovuti ad una Condizione Medica Generale

-     Disturbi dell’Umore Indotti da Sostanze

 

 

DISTURBO DEPRESSIVO

Come ben sappiamo la depressione è molto diffusa. Anche se un disturbo depressivo maggiore può presentarsi a qualsiasi età, in genere l’esordio è in età adulta. I sintomi durano giorni o settimane. alcune persone hanno soltanto un episodio singolo, con un ritorno completo al funzionamento premorboso. Più del 50% di coloro che soffrono di un singolo episodio depressivo, però, alla fine ne sviluppano un altro.

La depressione non è soltanto una forma estrema di tristezza. E’ un disturbo che influenza sia la mente che il corpo, incluse le funzioni cognitive, il comportamento, il sistema immunitario e il sistema nervoso periferico.

A differenza di un umore triste passeggero, la depressione è considerata un disturbo poiché interferisce con il normale funzionamento lavorativo, scolastico o relazionale.

A differenza del normale dolore, che arriva a ondate, la depressione è costante e oppressiva.

Essa differisce dal lutto normale anche perché la persona in lutto sente che il mondo è vuoto o cattivo, mentre gli individui clinicamente depressi collocano il senso di vuoto e cattiveria in se stessi.

La definizione medica della depressione è una persistente anormalità nell’umore o sentimenti di disperazione e odio di sé.

Un episodio depressivo è definito come un periodo della durata di almeno due settimane in cui una persona si sente depressa o diventa incapace di provare qualsiasi piacere, accompagnato da alcuni dei seguenti sintomi: cambiamenti nelle abitudini del sonno, nell’appetito e nel desiderio sessuale, perdita di interesse per le cose che prima erano reputate interessanti perdita del piacere della vita (anedonia), perdita di energia, incapacità a concentrarsi, rallentamento dei riflessi e dei movimenti del corpo (ritardo psicomotorio), sentimenti di colpa e pensieri suicidari.

La depressione è uno stato affettivo che può variare, per intensità, da relativamente leggero a profondo, da esperienza sfumata a disturbo clinico gravemente disabilitante.

La depressione può essere una risposta relativamente appropriata, anche se per certi versi eccessiva, ad una comprensione accurata della realtà, o può essere basata su gravi distorsioni di quest’ultima.

 

La depressione maggiore si manifesta con una combinazione di sintomi che interferiscono con la capacità di lavorare, studiare, dormire, mangiare e godere di alcuni aspetti della vita. Il comportamento manifesto e i sintomi depressivi includono crisi di pianto, perdita dell’interesse per attività prima amate, indifferenza per le interazioni sociali, trascuratezza nella cura del corpo e dell’aspetto, comportamento passivo o ritirato, inquietudine, rallentamento motorio, rallentamento del pensiero e/o del linguaggio.

La distimia implica sintomi stabili e cronici che non sono disabilitanti ma impediscono un buon funzionamento e intaccano il senso di benessere.

La depressione psicotica è una forma rara di depressione caratterizzata da deliri o allucinazioni.

La disturbo affettivo stagionale (SAD), anche se può essere connesso ad una mancanza di luce solare, è una forma di depressione maggiore che appare in autunno o in inverno e va in remissione in primavera.

La depressione post partum è un disturbo dell’umore che si verifica entro la quarta settimana dopo il parto. Molte neo madri soffrono in una certa misura del “baby blues”, ma la depressione post partum è una forma di depressione maggiore che la maggior parte dei ricercatori mette in relazione con i flussi ormonali associati alla nascita del bambino.

 

DISTURBO BIPOLARE

I disturbi bipolari sono connotati dalla presenza di un episodio con caratteristiche maniacali (maniacale, misto o ipomaniacale) in aggiunta ad un episodio depressivo e/o a sintomi depressivi più lievi.

Gli episodi maniacali sono identificabili come periodi di tempo definito in cui l’individuo fa esperienza di un umore elevato e/o irritabile, un’autostima eccessivamente alta, difficoltà del sonno, accelerazione dell’eloquio, difficoltà a concentrarsi e a focalizzare l’attenzione, agitazione psicomotoria e impegno in attività che, anche se piacevoli, hanno gravi conseguenze negative (per esempio spendere ingenti somme di denaro, avere relazioni sessuali promiscue o pericolose).

 

Il disturbo bipolare I è quella condizione in cui il paziente soddisfa tutti i criteri diagnostici per un episodio maniacale e per un disturbo depressivo maggiore.

Il disturbo bipolare II è identificato dalla presenza di almeno un episodio depressivo maggiore e dall’esistenza di episodi ipomaniacali (meno gravi di quelli maniacali).

Il disturbo ciclotimico viene diagnosticato quando le fluttuazioni dell’umore sono degne di nota ma non sufficientemente gravi da essere considerate bipolari.

 

Il trattamento dei Disturbi dell’Umore può prevedere se necessario la combinazione di psicoterapia e psicofarmaci.

 

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