Curarsi con la musica

La musca che cura

Tra musica e salute i rapporti sono sempre stati stretti. Sulle piramidi in Egitto ci sono disegni che indicano come la musica servisse a contrastare l’effetto dei morsi di serpente, mentre certe forme musicali, come la tarantella, illustrano l’effetto della musica sulla puntura della tarantola. Nel corso dei secoli alla musica sono state attribuite le virtù più disparate.

Ma siamo nel campo del pensiero magico oppure davvero la musica può fare da “cerotto” per i neuroni?

Con la sua forza emotiva la musica consente di comunicare con gli altri, compresi quelli che hanno perso gli abituali codici di comunicazione. E’ impossibile negare che a volte la musica sia in grado di facilitare l’approccio dello psicologo verso il paziente, soprattutto in alcuni casi di autismo. Eppure la validazione scientifica di questi metodi rimane imperfetta quanto difficile da realizzare. Oggi però numerose ricerche mostrano che la musica ha effettivamente la capacità di alleviare diverse patologie: il suo potere relazionale ha un ruolo determinante nell’impegnare i malati in un approccio terapeutico. Questo potere della musica si conosce da tempo, ed è impiegato per diverse patologie. La novità che oggi ci svelano le neuroscienze è quella di lasciare intravedere gli effetti fondamentali della musica sul funzionamento del cervello. Si tratta, infatti, di un’attività complessa la cui importanza nello sviluppo psicoaffettivo e cognitivo del bambino è stata confermata a più riprese. L’attrazione per la musica sarebbe un’attitudine cognitiva arcaica, assai più resistente rispetto alle altre capacità acquisite più di recente nel corso dell’evoluzione, in particolare il linguaggio.Ciò spiegherebbe come mai possa conserversi in caso di danno cerebrale, cosa che a sua volta la rende preziosa per il rieducazione e il recupero di disturbi neurologici. E’ noto, per esempio, che gli stimoli musicali proposti dagli approcci terapeutici all’afasia che si valgono dell’intonazione melodica contribuiscono a restaurare le competenze linguistiche dei soggetti afasici, che arrivano a cantare ciò che non riescono a dire. Terapie simili hanno effetto sui processi di riorganizzazione che si verificano dopo una lesione cerebrale. In queste situazioni la musica non si limita ad gire sull’umore del paziente, ma contribuisce alla riorganizzazione funzionale del cervello. Anche per chi è vittima di un ictus con successive difficoltà motorie, imparare a suonare il pianoforte è una strategia efficace perchè stimola la corteccia uditiva e quella motoria, e questa associazione sembra contribuire alla riorganizzazione della corteccia cerebrale.

Alcuni ricercatori usano determinati aspetti della musica, per esempio il ritmo, per studiare gli effetti sull’elaborazione cognitiva, come nel trattamento del linguaggio dei bambini con difficoltà di sviluppo linguistico (dislessia, disfasie), e sulle attività motorie delle persone colpite, per esempio, dalla malattia di Parkinson. I risultati mostrano che la musica non si limita a offrire un sostegno comunicativo nel quadro dei disturbi di personalità, ma da un contributo alla plasticità del cervello, e dunque alla cura del cervello malato. Plasticità ben chiara nei soggetti sani musicisti; scoprire che è all’opera in pazienti con lesioni cerebrali o colpiti da malattie neurodegenerative o dello sviluppo neurale è una novità.

Stando alle ultime ricerche in campo, i cambiamenti indotti dall’attività musicale hanno effetti positivi sul funzionamento cognitivo globale. Grazie al suo impatto sul cervello, la pratica della musica può forse accrescere le risorse neuronali e contribuire a combattere l’invecchiamento cognitivo.

Insomma, giocare con i suoni è un’attività che fa bene al cervello, e per di più suscita emozioni positive. Se ne raccomanda, pertanto, il consumo senza moderazione!

 

[Fonte: Mente e cervello - N°125, Anno XIII, Maggio 2015]

2 risposte a “Curarsi con la musica”

  1. Valeria scrive:

    Volevo chiederLe qualche informazione in merito a quale indirizzo riversare i miei studi in quanto mi piacerebbe nel mio futuro lavorare come psicologa ma con studi specifici collegati alla musica che adoro, in quanto frequento il 4 anni di conservatorio. Certa di una sua risposta la,ringrazio e la saluto

    • Ciao Valeria, hai mai pensato alla musicoterapia? Si tratta di una disciplina che, attraverso la musica, permette di comunicare i propri pensieri in maniera alternativa; non occorre essere compositori, ma anche semplicemente ascoltando una singola canzone, possiamo avvertire emozioni, intese proprio come sensazioni fisiche e psicologiche intense. Forse varrebbe la pena approfondire un pò questa possibilità, non trovi? In bocca al lupo…

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