Alzheimer e cibo? Esiste una correlazione

Alzheimer e cibo

 

 

 

Si è spesso invocata la genetica per spiegare il verificarsi di malattie neurovegetative, incidenti vascolari cerebrali o epilessia, di frequente si sottovaluta l’implicazione dell’esperienza personale e dell’ambiente. Fra questi fattori svolgono un ruolo essenziale gli aspetti nutrizionali e metabolici, ossia l’insieme delle reazionibiochimiche che si sviluppano nell’organismo. La malattia di Alzheimer è un buon esempio di patologie neurologiche il cui rischio è legato non solo a fattori genetici ma anche ambientali. L’ambiente in senso lato – ossia l’alimentazione, l’attività fisica e lavorativa, i comportamenti sociali, il livello di istruzione, l’uso di droghe, ecc. – ha infatti un impatto notevole sulla fisiologia della malattia. Va ricordato che questa malattia neurovegetativa legata all’età è caratterizzata dalla presenza congiunta di depositi extracellulari composti di aggregati di una piccola molecola, il peptide beta amiloide, e degenerazione neutofibrillare, costituita dall’accumulo, nei neuroni, di una proteina anormale chiamata proteina tau. Oltre a queste due lesioni esiste una componente infiammatoria. Senza tornare sui fattori genetici, è bene insistere sull’importanza dell’ambiente.

Numerosi studi hanno mostrato che l’incidenza della malattia di Alzheimer è minore in persone che hanno un livello di istruzione alto che negli individui che hanno interrotto precocemente gli studi. La lettura, l’apprendimento e il gioco accrescono la cosiddetta riserva cognitiva, che permette di rellentare il declino cognitivo e il rischio di demenza. D’altra parte la pratica di un’attività fisica regolare favorisce la liberazione di molecole dette neurotrofine e la produzione di nuovi geni – neurogenesi – che contribuiscono allo sviluppo di questa riserva cognitiva. L’attività fisica è associata anche a una riduzione dello stress ossidante e della neuroinfiammazione, e a un miglioramento del metabolismo cerebrale. L’alimentazione è una componente importante della malattia di Alzheimer. Un’alimentazione ricca di zuccheri e grassi favorisce la malattia. Un regime di dieta mediterranea . ricco di frutta, cereali, legumi, olio d’oliva e povero di carni e latticini – riduce invece il rischio.

C’è dunque un legame fra il sistema periferico e quello centrale del nostro cervello che si spiega senza dubbio con una permeabilità variabile delle barriere cerebrali nei confronti degli ormoni, dei fattori di crescita, delle tossine, ecc.

Tutte le ricerche effettuate fino ad oggi su questi aspetti indicano che, agendo sui fattori ambientali, si può influire sul corso della demenza: si stima che, combinando tutti i fattori di protezione, una riduzione del 25% dei fattori di rischio eviterebbe almeno 3 milioni di nuovi casi di malattia di Alzheimer nel mondo. Questi richiami sulla malattia di Alzheimer, che rappresenterà uno dei problemi più importanti della sanità pubblica negli anni a venire, illustrano il ruolo che svolgono l’alimentazione e il funzionamento dell’organismo nella salute mentale.

[Fonte: Mente e Cervello, N°123, Anno XIII, Marzo 2015]

 

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