Psicologia e ormoni

Ormoni e psicologia

Gli ormoni sono un argomento particolarmente “caldo” per uno psicoterapeuta. Ognuno di noi ne produce in gran quantità, ma non siamo mai abbastanza consapevoli di quanto “pesino” nella nostra vita: attrazione, aggressività, fiducia, fame, gelosia, ecc. Si pensava fossero prodotti solo dalle ghiandole endocrine. Ora si sa che anche cellule e tessuti secernono ormoni che, trasportati dal sangue, arrivano rapidamente molto lontano e innescano una serie di modificazioni biologiche. Ma non solo. Condizionano anche i comportamenti, soprattutto quelli legati alla sopravvivenza: accoppiamento, riproduzione, maternità e paternità, alimentazione, risposta alle situazioni stressanti, ecc. Il quandro non è ancora completo, ma negli utlimi anni sono stati fatti molti progressi. Oggi sappiamo che lo stesso ormone induce risposte diverse in maschi e femmine, e che gli ordini impartiti sono modulati dalla compresenza di altri ormoni. Insomma, un gioco di squadra che fa di ogni individuo un essere unico. A sovrintendere tutto resta comunque la corteccia cerebrale prefrontale, sede dell’autocontrollo dell’uomo, che vaglia e decide, soprattutto se allenata a tenere ben saldo il timone. Perchè gli ormoni ordinano, ma è l’uomo che, se vuole, decide. Conoscerli, dunque, aiuta molto.

Vediamo allora quando (e quanto) la chimica del corpo detta legge sui nostri comportamenti.

PROLATTINA

Nella donna è all’origine della montata lattea che si verifica il giorno dopo il parto naturale e due giorni dopo quello cesareo. E poi condiziona il comportamento favorevole all’accudimento. E nel maschio? Dipende. Aumenta fino al parto di una qualsiasi convivente con cui è in contatto. Un gruppo di ricerca della Memorial University in Canada ha dimostrato che i maschi che coabitano con donne incinte (non importa se il figlio sia loro oppure no) nelle tre settimane che precedono il parto hanno un aumento medio del 20% della prolattina e un crollo del 33% del testosterone. Insomma, anche il maschio si prepara alla patenità. Ma la prolattina aumenta anche durante l’orgasmo ed è responsabile della sensazione di “sazietà” (periodo refrattario). Se è troppa può causare calo del desiderio, impotenza ed eiaculazione precoce.

ESTRADIOLO

E’ come un sole attorno al quale ruotano tutti i maschi: la sua risata è provocante, l’abbigliamento vistoso, attira gli uomini come mosche. Le altre donne, certo non meno piacenti, sono in ombra. Che cosa attira i maschi? Chi dice l’estroversione, chi la facilità di comunicazione, chi lo sguardo magnetico: il vero responsabile è un ormone, l’estradiolo; più alto perchè quella donna è nel periodo fertile del ciclo. Gli effetti dell’etradiolo sono rionducibili, innanzitutto, ad una maggior sicurezza di sè. Uno studio su 351 donne fotografate in locali notturni austriaci ha evidenziato che quelle con gli abiti più stretti e succinti avevano anche il tasso più elevato di estradiolo. Ma la donna in questo caso è anche più recettiva nei confronti delle profferte maschili. Nicolas Guèguen, ordinario di psicologia sociale e cognitiva presso l’Universitè de Bretagne-Sud, ha dimostrato che il 22% delle donne in fase ovulatoria accetta appuntamenti al buio contro l’8% di quelle nelle fasi non fertili.

TESTOSTERONE

Entra in concessionaria e compra un Suv o una 500. A indurre i maschi alla scelta tra le due è il testosterone. Obiettivo: impressionare future conquiste. Lo ha dimostrato Gad Saad, ricercatore della Concordia University di Montreal in Canada. In compenso james Pennebaker, dell’University of Texas, ha dimostrato che più sale il testosterone e meno il maschio è in grado di usare vocaboli che parlano di emozioni e rivelano connessione sociale. E non è tutto: il testosterone è responsabile del maggior numero di vittorie delle partire giocate in casa rispetto a quelle in trasferta. Secondo Cameron Muir e Justin Carre, della Brock University dell’Ontario canadese, quando i giocatori affrontano un match in casa, i livelli di testosterone salgono prima dell’inizio della partita e inducono alla difesa del territorio, “proprio come i cani difendono il cortile”, dice Carre. Ma c’è anche chi si è messo a leggere la storia in chiave oromonale: secondo Robert Josephs, endocrinologo sociale dell’University of Texas, il testosterone può spiegare il “gran rifiuto” di papa Celestino V (che ne aveva poco): abdicò per non essere pedina del gioco politico di re Carlo II d’Angiò di Napoli; mentre il suo successore Bonifacio VIII ne avrebbe avuto anche troppo.

PROGESTERONE

Molti maschi adulti hanno comportamenti insofferenti nei confronti del pianto o del baccano dei bambini. Anche in questo caso il responsabile potrebbe essere un ormone femminile: il progesterone. Nel mondo animale, in molte specie i maschi sono aggressivi nei confronti dei cuccioli e quelli con alti livelli di progesterone possono arrivare fino all’infanticidio. Ma Jon Levine della Northwestern University di Chicago ha dimostrato che, se disabilitava il gene responsabile della produzione di progesterone, l’aggressività nei maschi verso i cuccioli spariva e comoariva l’accudimento attivo paterno, mentre non spariva l’aggressività nei confronti di altri maschi adulti. Se normalmente il 74% dei topi maschi uccidono i cuccioli, i suoi topi geneticamente modificati li accudivano e spesso addirittura li riportavano al nido quando se ne allontanavano. Normalmente nell’uomo il progesterone scende rapidamente vicino alla data di nascita del figlio, in preparazione alla paternità e al successivo ruolo dell’ossitocina (che vedremo tra poco). Nelle femmine, invece, alti livelli di progesterone aumentano l’aggressività delle madri con cuccioli nei confrotni delle intrusioni di altri adulti.

OSSITOCINA

Il legame fra madre e figlio dura tutta la vita ed è dovuto all’ossitocina, ormone che stimola le contrazioni del parto, detto anche “ormone delle coccole” perchè induce all’abbraccio. E nei padri? Ruth Feldman, della Bar-Ilan University di Ramat Gan in Israele, ha dimostrato che la produzione di questo ormone aumenta anche nei maschi diventati genitori. I padri con i livelli più elevati di ossitocina giocano e si divertono di più con i loro figli, rispetto ai genitori con tassi più bassi. Inoltre, giocare con la prole ha un effetto di rinforzo e aumenta ulteriormente l’ormone stringendo di più il legame. Quindi, conclude Feldman, è l’interazione con i figli che rende i maschi padri; le madri devono quindi offrire ai partner il maggior numero di opportunità di cure per sviluppare questo aspetto. E se invece non c’è di mezzo la prole? L’ossitocina è l’ormone della fiducia tra esseri umani. Michael Kosfeld dell’Università di Zurigo ha dimostrato che  ne basta una spruzzata nel naso degli investitori per far mettere loro il denaro nelle mani di gestori finanziari sconosciuti, fiducia mancanta a chi aveva annusato un placebo (acqua fresca). Il tutto a patto che gli investitori fossero persone: se erano computer l’ossitocina non aveva effetto.

VASOPRESSINA

E’ infedele? Potrebbe avere poca vasopressina. E’ defele? probabilmente ne ha di iù. E’ geloso e possessivo? Potrebbe averne troppa. Insomma, una storia d’amore potrebbe essere riassunta dalle variazioni di questo ormone prodotto dall’ipofisi e coinvolto in molti processi sociali oltre che nel legame di lungo periodo della coppia. Nella femmina contribuisce all’appagamento della maternità e accentua sia i tratti protettivi sia quelli di aggressività verso gli altri intrusi. Nei maschi la gelosia sessuale è una forma di difesa che mira a conservare il legame di coppia. Ma un aumento di vasopressina nei maschi aumenta il desiderio sessuale, mentre lo fa crollare nelle femmine, il che pare indicare che nei primi la vasopressina ha un ruolo maggiore nel legame affettivo.

ADRENALINA

C’è chi lo chiama fegato e chi incoscienza: comunque non molti si vestono di rosso per farsi rincorrere da tori poco amichevoli. Che cosa induce questi comportamenti? L’adrenalina. Si tratta dell’ormone secreto nei momenti di stress, paura e ansia estrema, che ha lo scopo di aumentare la forza fisica e l’attenzione, ha la capacità di far ricordare e di ridurr ela sensibilità al dolore. Obiettivo: consentire una risposta di “lotta o fuga” senza altre distrazioni. In alcuni individui questa scarica chimica ha l’effetto di una droga, tanto che ne diventano dipendenti: sono i “sensation seeker”, i cacciatori di situazioni estreme ed emozioni forti, proprio per procacciarsi questa “dose” di droga naturale. Ne sono un esempio chi pratica il bungee jumping o altri sport rischiosi, gli stessi che nella vita quotidiana di ufficio-casa si setono depressi e non motivati.

SEROTONINA

Zorro, Robin Hood, Superman sono il prodotto della fantasia. Altri erori sono invece reali, come Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco che salvò circa 1200 ebrei dal massacro dei nazisti. Ma chi gliel’ha fatto fare? Che cosa guida questi comportamenti? Hideiko Takahashi, del dipartimento di psichiatria della Kyoto University in Giappone, ha dimostrato utilizzando la PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) che chi si batte contro le ingiustizie senza vantaggi personali, ma addirittura a proprio rischio, ha meno serotonina in un’area cerebrale specifica (nucleo dorsale del rafe). “Molti sono convinti che chi si ribella alle ingiustizie abbia una personalità aggressiva” ha spiegato Takahashi sulle rivista scientifica Pnas. “Non è così. Chi si impegna a proprio rischio in azioni di rappresaglia contro le ingiustizie ha meno serotonina. Più serotonina indurrebbe una persona a comportarsi in modo più opportunistico e a perseguire l’interesse personale, mentre la poca serotonina rende più pacifici, semplici e fiduciosi; e proprio per questo rende anche incapaci di tollerare le ingiustizie”.

LEPTINA

Affrontata con decisione la pastasciutta, all’ipotalamo, la centralina della fame posta al centro del cervello, arrivano le informazioni di un ormone, la leptina, prodotto dal grasso, che lancia segnali di sazietà. A questo punto in condizioni normali l’ipotalamo scoraggia l’appetito e lo stomaco pieno smette di lanciare segnali di aiuto. Ma se si inizia una dieta, cioè se si decide di ridurre l’assunzione del cibo al di sotto del necessario per mantenere la forma attuale, il sistema fame-sazietà induce il grasso a ridurre la produzione di leptina e pompa in circolo insulina (che spiegherò tra poco) che genererà altra fame finchè la dieta non ha fallito. Tommaso Pizzorusso, dell’Istituto di Neuroscienze del CNR, e Margherita Maffei, del Dipartimento di Endocrinologia del Policlinico di Pisa, hanno dimostrato però che c’è un modo per contrastare la dittatura della leptina. Ed è l’attività fisica. Questa infatti influenza la produzione dell’ormone e aumenta la sensibilità del muscolo all’insulina. Entrambi questi effetti sono particolarmente evidenti in chi fa sport dall’infanzia e vive in ambienti stimolanti. Non a caso, sottolineano i ricercatori, depressione, ansia, solitudine, frustrazione e noia sono fattori determinanti nella fame nervosa.

INSULINA

La fame, si sa, induce ad aprire il frigorifero. Ma che cos’è la fame? Chi salta un pasto sente presto i segnali dello stomaco. A mano a mano che gli zuccheri passati dal cibo al sangue vengono consumati dalle cellule, aumenta il livello dell’insulina. Nel cervello, come più volte detto, c’è l’ipotalamo, una struttura della dimensione di una ciliegia, che fa da centralina di smistamento. Sulla sua superficie ci sono dei sensori che “registrano” il contenuto di zuccheri e di insulina presenti nel sangue. In questo modo il sistema nervoso centrale è informato e può incoraggiare l’appetito. Una sensazione piuttosto potente quella della fame: gran parte della storia dell’Homo Sapiens discende dallo stile di vita dei cacciatori nostri antenati, caratterizzato da cibo scarso e rifornimenti poco prevedibili. Così l’uomo ha sempre mangiato molto in tempi di abbondanza e tirato la cnghia in tempi di vacche magre. Inoltre, a rinforzo della fame, ci sono gli oppioidi endogeni: droghe naturali che promuovono sensazioni di benessere e piacere quando si mangiano cibi con alto contenuto di grassi e zuccheri. Il problema di oggi è che viviamo in tempi di abbondanza e la mano sul frigorifero ha portato al sovrappeso diffuso.

MELATONINA

Le chiamano “winter blues”, depressioni inveranli. In Italia e nei Paesi meridionali sono praticamente sconosciute, mentre sono molto diffuse nei Paesi del Nord. Sono legate alla scarsa luminosità delle giornate invernali e si curano con esposizione giornaliera a una luce brullante. Nei 4-5 mesi dell’inverno nordico le ore di luce si riducono e questo causa una sovrapproduzione di melatonina. I sintomi determinati dall’eccesso di questo ormone sono difficoltà al risveglio e mancanza di energia fino a sera, abbuffate di carboidrati, aumento di peso, incaoacità di concentrazione, isolamento. A Oslo ne soffre il 14% della popolazione; a New York (stessa latitudine di Napoli) il 4,7%. La melatonina è lo stesso ormone del jet lag, ovvero lo scombussolamento dei notri ritmi causato dai viaggi intercontinentali.

 

4 risposte a “Psicologia e ormoni”

  1. Antonella scrive:

    Grazie dottoressa per la condivisione di queste informazioni. Sembra una stupidaggine, invece conoscere gli ormoni è fondamentale. Molti anni fa mi è capitato di avere a che fare con tutta una serie di sintomi fisici (stanchezza, spossatezza, umore sempre a terra, mancanza di iniziativa) per cui mi rivolsi ad uno psicologo molto in gamba che, al posto di diagnosticarmi una depressione, come qualcuno prima di lui aveva fatto, mi consigliò di controllare la tiroide. E mi fece scoprire che soffrivo di ipotiroidismo.

    • Cara Antonella, il termine “psicofisiologia” spiega molto bene l’essenza dell’essere umano, caratterizzato da una stretta interdipendenza tra mente e corpo e viceversa, e dalla potentissima capacità che ha l’uno di influenzare l’altro. E’ dunque importante, per chiunque lavori con l’essere umano, avere ampia conoscenza di entrambi gli aspetti: un medico non deve mai dimenticarsi della componente psicologica dei suoi pazienti, uno psicoterapeuta deve saper riconoscere gli aspetti fisiologici di ogni manifestazione psicologica. Questo nel suo caso è avvenuto con successo. Grazie per la sua testimonianza. Un saluto

  2. Maria Grazia! scrive:

    Grazie dottoressa,davvero interessante questo argomento sugli ormoni!Con tutte queste informazioni,ora sicuramente sapro’ come gestire alcuni dei miei malesseri,che in questo momento della mia vita risultano essere legati ala pre menopausa!

    • Salve Maria Grazia, sicuramente la menopausa è uno dei momenti più particolari nella vita di una donna, in cui gli ormoni giocano un ruolo fondamentale. Essere informati sulle modificazioni corporee e sui correlati psicologici ad esse legati è fondamentale per evitare di dare un significato errato a ciò che sentiamo nel corpo. Spero che questo articolo l’abbia aiutata un pochino.

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