La memoria

la memoria

Che cos’è la memoria

 

E’ la “capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri. La funzione in cui si esprime la memoria è il ricordo, la cui diminuzione o scomparsa determina l’oblio”.

Le fasi principali nell’elaborazione della memoria sono:

- L’acquisizione: richiede attenzione, percezione e codifica delle informazioni ricevute (Memoria a Breve Termine);

- L’immagazzinamento: creazione di registrazioni permanenti delle informazioni codificate (Memoria a Lungo Termine);

- Il richiamo: recupero delle informazioni immagazzinate, in risposta a qualche sollecitazione (da MLT alla coscienza).

Si possono classificare i tipi di memoria in base ad almeno due criteri:

- La persistenza del ricordo;

- Il tipo delle informazioni memorizzate.

 

Un po’ di storia…

 

- Aristotele ritiene che ogni evento lasci nella nostra mente una traccia molto fedele alla realtà;

- Ebbinghaus (1885) sperimenta sul ricordo seriale di sillabe senza senso (modello associativo);

- Bartlett (1932) propone la memoria ricostruttiva, ossia consistente in schemi che costringono i dettagli dei ricordi in una struttura (modello costruttivista);

- Atkinson e Shiffrin (1971) propongono il modello multiprocesso, caratterizzato da un’architettura seriale: esistono 3 diversi sistemi di memoria (magazzini in cui passa l’informazione) in interazione tra di loro e con compiti diversi nell’elaborazione dell’informazione per cui la memoria non può essere elaborata da un sistema se non è stata filtrata dal sistema.

 

Come si classifica la memoria?

 

Il più diffuso criterio di classificazione della memoria si basa sulla durata della ritenzione del ricordo e identifica tre tipi distinti di memoria: la memoria sensoriale, la memoria a breve termine, e la memoria a lungo termine.

- La memoria sensoriale conserva le informazioni grezze appena percepite, e, nella maggior parte dei casi, dura fino a pochissimi secondi.

- Alcune delle informazioni contenute nella memoria sensoriale, possono passare, opportunamente codificate, nella memoria a breve termine, che può conservarle fino a pochi minuti.

- Alcune delle informazioni contenute nella memoria a breve termine possono passare nella memoria a lungo termine, che può conservarle per giorni o tutta la vita.(es. numero di sette cifre in una lingua incomprensibile).

La teoria prevalente sostiene che la memoria sensoriale e la memoria a breve termine si realizzino tramite modifiche transitorie nellacomunicazione neuronale, mentre la memoria a lungo termine sirealizzi tramite modifiche più stabili nella struttura neuronale.

 

Memoria a breve termine.

 

Chiamata anche memoria di lavoro, si riferisce all’informazione che è ritenuta solo per pochi minuti, rendendo possibile un’impressione soggettiva del mondo che persiste brevemente, oltre la durata dell’effettiva presenza fisica della stimolazione ambientale.

- La memoria di lavoro è considerata un temporaneo spazio di lavoro cancellabile, capace di accogliere provvisoriamente e contemporaneamente una grande quantità di informazioni rilevanti e di manipolarle, se necessario.

- È responsabile della ricerca e del reperimento di informazioni dalla memoria a lungo termine, impegnata in molte funzioni cognitive superiori.

- E’ importante, per il funzionamento cognitivo superiore, l’esercizio di una memoria di lavoro capace di trattenere numerose informazioni simultaneamente.

 

Memoria a lungo termine.

 

Può essere suddivisa in:

- Memoria dichiarativa (o esplicita): riguarda le informazioni comunicabili e che vengono richiamate consciamente; può essere ulteriormente suddivisa in memoria episodica, che riguarda le informazioni specifiche relative a un contesto particolare, e memoria semantica, che riguarda sintassi, parole, forme , simboli e affermazioni indipendenti da uno specifico episodio.

- Memoria procedurale (o implicita): riguarda le informazioni relative a comportamenti automatici, le abilità apprese con il semplice esercizio e utilizzate inconsciamente.

- Nei due tipi di memoria sono implicate zone cerebrali diverse. La memoria dichiarativa viene controllata dalla corteccia cerebrale, (temporale), la memoria procedurale coinvolge le strutture sottocorticali, in particolare in gangli della base.

 

Memoria esplicita o dichiarativa.

 

Comprende la memoria di eventi personali i quali solitamente rispondono alle domande “dove” e “quando” (memoria episodica) e la memoria semantica. È il deposito cosciente di informazioni: corrisponde a ciò con cui viene comunemente identificata la memoria in generale.

Essa si suddivide in

-       semantica (rete di associazioni e concetti che sottende la nostra conoscenza di base del mondo: significati lessicali, categorie, fatti e affermazioni, ecc.);

-       episodica (detta anche autobiografica, richiede l’effettiva ri-esperienza di eventi passati, cioè il far riemergere alla consapevolezza episodi esperienziali vissuti in precedenza).

 

Memoria implicita.

 

Rappresenta un deposito inconscio di informazioni e si suddivide in:

-       procedurale (è la memoria per abitudini e abilità motorie, percettive e cognitive);

-       emotiva (rappresenta l’apprendimento condizionato di risposte emotive a una data situazione, per es. paura).

 

I disturbi della memoria

 

Il termine di “disturbo di memoria” si riferisce a qualcosa di molto generico che non considera tutta una varietà di diverse e specifiche patologie mnestiche che vanno trattate solo dopo aver considerato ‘come’, ‘quando’, ‘dove’ e ‘perché’ esse si manifestano. I disturbi mnestici, o disturbi della memoria, fanno infatti riferimento a diverse funzioni e tipi di memoria. Il mal funzionamento della memoria potrebbe essere un problema psicologico momentaneo. Si pensi ai tipici vuoti di memoria dello studente durante le interrogazioni, effetto di un disturbo di ansia d’esame, oppure casi di evidenti deficit di memoria risolti curando le manifestazioni depressive che ne erano la causa. Secondo la psicologia clinica possono essere anche il sintomo di una patologia più pervasiva. Un deficit mnestico del 2% è uno dei tipici sintomi, spesso sottostimato, dell’inizio di una demenza, diagnosticabile anche in giovane età. La compromissione della memoria semantica la si riscontra in varie patologie come, ritardo mentale, psicosi, epilessia focale del lobo temporale. Altri casi in cui il disturbo di memoria non va considerato a sé stante, ma come sintomo di una patologia più pervasiva sono la nevrosi isterica, il disturbo di somatizzazione, il disturbo post traumatico da stress, l’abuso di sostanze (alcol, fumo, droghe), i traumatismi cranici. Pertanto una disfunzione, anche lieve, della memoria va seriamente valutata e messa in relazione con il funzionamento globale di tutta la persona tramite un accurato assessment psicologico.

I disturbi della memoria procedurale(memoria di azioni che consiste nel saper fare una determinata cosa, come ad esempio saper andare in bicicletta o preparare il caffè) sono detti aprassie e si correlano ad un mal funzionamento del lobo parietale del nostro cervello. Il paziente aprassico è incapace di compiere correttamente un movimento ripetitivo, oppure alcune sequenze ordinate di comportamenti, oppure la copia un disegno.

Nell’invecchiamento cerebrale (demenza) vi è un’alterazione più o meno grave di ricordi recenti che risultano sempre perduti senza possibilità di rievocarli in alcun modo; questo perché l’attenzione e la motivazione ad imparare cose nuove possono ridursi e con essi la capacità di fissare i ricordi; i ricordi più antichi invece sono ben conservati e il paziente può rievocare in modo corretto episodi e fatti della sua vita passata.

Nella depressione non c’è una vera perdita dei ricordi, né recenti né antichi, ma piuttosto una difficoltà nel rievocarli. L’amnesia è solo apparente e più legata alla difficoltà di prestare attenzione agli stimoli che non alla presenza di lesioni cerebrali e regredisce sempre con il miglioramento dei sintomi depressivi a seguito di terapie specifiche.

I più diffusi disturbi della memoria episodicasono noti con il nome di amnesie. Sulla base di una dimensione temporale, caratterizzante appunto la memoria episodica, le amnesie si distinguono in:

Disturbo di memoria prospettica (non ricordarsi cose da farsi a breve)

Amnesia retrograda (incapacità di ricordare avvenimenti, per altro regolarmente immagazzinati, accaduti prima di un particolare momento o trauma o evento morboso)

Amnesia anterograda, o amnesia di fissazione (è deficitario l’immagazzinamento delle informazioni o degli eventi che si realizzano dopo un particolare momento e riguarda l’incapacità di ricordare avvenimenti recenti, mentre solitamente il paziente conserva un buon ricordo degli avvenimenti passati).

Le Paramnesie, invece, si hannoquando il ricordo si basa su eventi inventati o confusi. Esse comprendono: falsi riconoscimenti; falsificazione retrospettiva(la memoria viene distorta inconsciamente attraverso il filtro dello stato emotivo e cognitivo delle esperienze del soggetto); confabulazione(riempimento inconscio di vuoti di memoria attraverso esperienze immaginate e non vere), spesso associata a patologia organica; dejà vu(illusione di riconoscimento visivo); dejà entendu(illusione di riconoscimento uditivo); dejà pensé(illusione di riconoscere un pensiero come già sentito o formulato); jamais vu(falsa sensazione di non familiarità nei riguardi di una situazione reale già vissuta).

Le Ipermnesie invece riguardano un livello esagerato di ritenzione mnestica e di ricordi.

Le Immagini eidetiche rappresentano un ricordo visivo con vividezza quasi allucinatoria.

Il Ricordo paravento è un falso ricordo che maschera un ricordo doloroso.

La Rimozione è un meccanismo di difesa caratterizzato dal dimenticare inconsciamente idee o impulsi inaccettabili.

La Letologia è una temporanea incapacità di ricordare il nome di un oggetto o un nome proprio; detta anche afasia di denominazione, viene classificata principalmente fra i disturbi del linguaggio.

 

 

Fonte:

-       Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (IRPPI), dott.ssa Elvira Chiaia, 13 febbraio 2010.

-        Galimberti U. (2006), Dizonario di Psicologia vol II, Gruppo Editoriale L’Espresso.

Una risposta a “La memoria”

  1. flora pagano scrive:

    sono afflitta da una forma di letologia.Qualcuno mi può dare un consiglio?E’ curabile?Grazie.Flora (ho 75 anni)

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