Impariamo a spegnere il cervello

spegnere il cervello

In un’epoca in cui la parola d’ordine è “correre”, non stupisce il fatto che la maggior parte delle persone sottovalutino i benefici di tecniche di rilassamento, come la meditazione e il training autogeno, poiché per dedicarvisi bisogna spendere del tempo e, si sa, il tempo è denaro, soprattutto in tempo di crisi.

Nuovi dati, invece, confermano ancora una volta l’importanza della meditazione, questa volta studiata in relazione ad un’attività tipica di molti di noi: il rimugino (o ruminazione).

La meditazione in buona sostanza aiuterebbe a concentrarsi sul momento presente alleggerendo i pensieri e le preoccupazioni relative al futuro.

La conferma di questo dato, già noto nella letteratura scientifica di riferimento, ci arriva da uno studio di un gruppo di ricerca del Department of Psychiatry della Yale University School of Medicine. Il contributo di questa ricerca sta nell’aver identificato che attraverso alcune tecniche di meditazione è possibile “spegnere” una specifica area del cervello, indicata nello studio come Default Mode Network considerato come motore automatico interno in grado di generare quel continuo emergere di idee e pensieri che in un qualche modo interferiscono con ciò che in quel momento si sta facendo.

Quest’attività di produzione automatica dei pensieri è presente per circa la metà del tempo della veglia, e può portare alla luce ricordi spiacevoli e contribuire al nascere di preoccupazioni per il futuro, creando così uno stato di ansia e di depressione nella persona che in un qualche modo è vittima del suo stesso pensare.

 

Lo studio ha preso in esame specifiche tecniche di meditazione:

 

CONCENTRAZIONE: il razionale di questa tecnica è che il praticante deve concentrarsi sul respiro, sentendo l’aria che entra e che esce dal naso, percependo la pancia che si riempie e si svuota, e ogni qual volta che si presenta un pensiero con fermezza deve lasciarlo andare distogliendo l’attenzione da esso;

 

AMARE-GENTILEZZA: in questa tecnica il praticante deve ricordare e visualizzare una situazione nella quale ha desiderato il bene di qualcuno per lui significativo e lo utilizzerà per desiderare per estensione il bene degli altri;

 

CONSAPEVOLEZZA: questa tecnica consiste nel prestare attenzione momento per momento a quello che sta succedendo, a quello che arriva alla coscienza del praticante stesso, senza tentare di modificare il pensiero o la sensazione appena arrivata ma semplicemente accettandola.

 

Il campione di questo studio sono stati 12 praticanti esperti che sono stati confrontati tramite Risonanza Magnetica Funzionale con 13 soggetti volontari che non hanno mai avuto esperienza di meditazione.

Lo studio ha messo in luce tramite la risonanza magnetica funzionale che i soggetti esperti sono in grado di “spegnere” l’attività delle aree cerebrali comprese nel Default Mode Network, come la corteccia cingolata e la corteccia prefrontale mediale. Ma non solo rispetto alle persone non dedite alle pratiche meditative gli esperti mostrano un’attività della DMN ridotta anche fuori dalla pratica stessa come se “l’allenamento” portasse i suoi effetti benefici anche fuori dalla pratica in sé. Uno degli aspetti che viene messo in luce in questo studio a favore della meditazione è il suo essere di basso costo e facilmente accessibile per un grande numero di persone.

 

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