Niente paura, è panico!

attacchi di panico

Su “La Repubblica” di stamattina si legge il seguente articolo:

Paura nella 10 km di nuoto di fondo ai mondiali di Shanghai. L’azzurra Giorgia Consiglio è stata costretta a ritirarsi intorno a metà gara perché fermata da una crisi respiratoria provocata da un attacco di panico: l’atleta è stata immediatamente tirata fuori dall’acqua ed era visibilmente spaventata. Sdraiata su una barella e tremante gridava: “ho paura, non mi lasciate sola”. Passati pochi minuti si è ripresa. “Ha avuto una crisi respiratoria in mezzo al gruppo e si è messa paura – ha spiegato il medico azzurro Sergio Crescenzi – ma sta bene. E’ solo una cosa psicologica”.

Giusto, è solo una cosa psicologica.

Adesso, senza entrare nel merito della vicenda, poiché nulla sappiamo dell’atleta e delle sue condizioni di salute psico – fisica, voglio portarvi a porre un pensiero su una condizione tanto diffusa quanto, ahimè, sottovalutata, come quella degli attacchi di panico.

Partiamo da qualche numero.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali (DSM-IV), soffrono di attacchi di panico circa 1 persona su 25 a seconda del sesso di appartenenza (un uomo ogni due donne), della fascia di età (più del 35% nell’età compresa tra i 25 e i 35 anni) ed altri fattori come le dimensioni della città in cui si vive. Ricordo, a tal proposito, una recente ricerca, di cui ho parlato in un altro post, da cui è emerso che in città come Roma è più facile avere un attacco di panico rispetto ad altre città italiane più piccole.

Ma cerchiamo di capire insieme di cosa precisamente si tratta quando si parla di “attacco di panico”.

Innanzitutto va specificato che gli attacchi di panico sono una delle possibili manifestazioni dell’ansia. L’ansia rappresenta l’espressione di un conflitto interno che è sempre importante indagare per poi poterlo rielaborare. L’ansia, altresì, è una forma di paura, un campanello d’allarme lanciato dall’io che avverte circa la presenza di un pericolo che va individuato.
Sempre rifacendoci al DSM-IV, l’attacco di panico è circoscritto ad un breve periodo preciso in cui l’individuo viene improvvisamente travolto da uno stato di terrore.
I sintomi raggiungono il picco in dieci minuti e possono essere:
- palpitazioni,
- sudorazione,
- tremori,
- dispnea (difficoltà respiratoria),
- dolore o fastidio al petto,
- nausea o disturbi addominali,
- sensazione di sbandamento,
- instabilità,
- svenimento,
- testa leggera,
- derealizzazione (senso di irrealtà),
- depersonalizzazione (sentirsi distaccati da se stessi),
- paura di perdere il controllo o di impazzire,
- paura di morire,
- parestesie (alterazione della sensibilità degli arti o di altre parti del corpo),
- sensazioni di torpore o formicolio.
- brividi,
- vampate di calore,
- vertigini.

Un fatto molto importante da sapere riguardo l’attacco di panico è che, essendo la sintomatologia soprattutto organica, assomiglia molto a quanto si prova nelle prime fasi di un infarto; non di rado ci si rivolge al pronto soccorso perché il disturbo viene equivocamente interpretato come un malessere di carattere cardiologico. Si presentano, infatti, problemi a livello del miocardio, coronarici, sbalzi di pressione, capogiri, senso di morte imminente, annebbiamento della vista. La persona con attacco di panico può svenire, non capire più chi sia. Si verifica un travaso improvviso di ansia che non si riesce a contenere; tutto ciò provoca l’impressione di morire, di disintegrarsi e di impazzire.

Gli individui con Disturbo di Panico mostrano caratteristiche preoccupazioni o interpretazioni sulle implicazioni o le conseguenze degli attacchi di panico.
La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento che possono determinare una vera e propria agorafobia, nel qual caso viene diagnosticato il Disturbo di Panico con Agorafobia.
Di solito gli attacchi di panico sono più frequenti in periodi stressanti.
Alcuni eventi di vita possono infatti fungere da fattori precipitanti, anche se non indicono necessariamente un attacco di panico.
Tra gli eventi di vita precipitanti riferiti più comunemente troviamo la separazione, la perdita o la malattia di una persona significativa, l’essere vittima di una qualche forma di violenza, problemi finanziari e lavorativi.
I primi attacchi si verificano di solito in situazioni agorafobiche (come guidare da soli o viaggiare su un autobus in città) e comunque spesso in qualche contesto stressante.
Gli eventi stressanti, le situazioni agorafobiche, il caldo e le condizioni climatiche umide, le droghe psicoattive possono infatti far insorgere sensazioni corporee che possono essere interpretate in maniera catastrofica, aumentando il rischio di sviluppare attacchi di panico e disturbi di panico.

Per quanto riguarda la terapia, va sottolineato che nei disturbi d’ansia, in genere, le aree di funzionamento generale della persona sono prevalentemente conservate o compromesse in modo circoscritto. L’io continua a svolgere le sue funzioni anche se con disagio e difficoltà.
Il rapporto con la realtà è quindi in genere mantenuto.
Non va tuttavia sottovalutato l’effetto altamente invalidante che ne può conseguire qualora non si ricorra ad una terapia psicologica adeguata.
Tra gli approcci terapeutici possibili sicuramente quello cognitivo – comportamentale e quello psicodinamico risultano i più efficaci.

Riferimenti bibliografici:

APA (2001), DSM-IV-TR, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali. Quarta Edizione Italiana. Masson, S.p.A., Milano.

Falabella M. (2001), ABC della psicopatologia. Esplorazione, individuazion e cura dei disturbi mentali. Ed. Scientifiche Ma.Gi., Roma.

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