L’onda “anomala”

l'onda

Quanti di voi hanno visto il film “L’Onda” (2008) intuiranno subito di cosa vi voglio parlare in questo post.
Senza entrare nel merito della politica italiana, argomento particolarmente caldo tra l’altro in questi giorni, risulta tuttavia particolarmente attuale tentare di rispondere ad una domanda che molto di frequente aleggia in maniera sempre meno velata: è possibile una dittatura ai giorni nostri?

La risposta la lascio dare a voi alla fine della lettura.

Ma andiamo per gradi.

Siamo nella primavera del 1967, a Paolo Alto, in California.
Il prof. Ron Jones, docente di Storia Contemporanea alla Cubberley High School, stava tenendo in una delle sue classi una lezione sul nazionalsocialismo.
Ad un certo punto la lezione fu interrotta da alcune domande poste da uno studente: “Come hanno potuto, i tedeschi, sostenere di essere stati all’oscuro del massacro degli ebrei? Come hanno potuto, cittadini, ferrovieri, insegnanti, medici sostenere di non avere saputo dei campi di concentramento e dei forni crematori? Come hanno potuto, i vicini di casa e forse anche gli amici dei cittadini ebrei, sostenere di non essere stati lì, mentre tutto questo accadeva?”.
Il prof. Jones si rese conto in quell’istante di non esser in grado di dare una risposta a quelle domande; fu allora che decise di esplorare il problema, dando vita ad un singolare esperimento.
Jones diede così vita ad un movimento chiamato “The Third Wave” (“La terza onda”) e convinse i suoi studenti che era necessaria l’eliminazione della democrazia con il motto “Forza attraverso la disciplina, forza attraverso l’unione, forza attraverso l’azione, forza attraverso l’orgoglio”.

L’andamento dell’esperimento è stato documentato direttamente dallo stesso professor Jones.

Il primo giorno insegnò, anzi, addestrò gli studenti circa il modo corretto di sedersi (postura, braccia, piedi, ecc.) finché questi erano in grado di arrivare dall’esterno della classe fino alle proprie sedie e prendere posizione nel modo corretto in meno di 30 secondi senza fare alcun rumore.
Proseguì inserendo un ferreo regolamento disciplinare, che prevedeva che gli studenti si alzassero in piedi per prendere parola, rispondessero alle domande in modo conciso ed immediato (massimo 3 – 4 parole erano consentite) e si rivolgessero a lui chiamandolo “Signor Jones”.

Il secondo giorno, entrando in classe, potè notare sin da subito gli effetti di quanto fatto il giorno prima. Alcuni studenti si presentavano sorridenti, felice di vedere il professore ma altri, la maggior parte, avevano uno sguardo fisso ed immobile, in totale concentrazione; i muscoli delle spalle erano irrigiditi e nessun accenno di sorriso compariva sul loro volto; ogni fibra del loro corpo appariva tesa, pronta a svolgere i ‘comandi’.
Per allentare la tensione, il prof. Jones si diresse verso la lavagna e scrisse: “FORZA ATTRAVERSO LA DISCIPLINA”. E subito sotto: “FORZA ATTRAVERSO L’UNIONE”.
In quel giorno organizzò le cose in modo da trasformare la sua classe di storia in un gruppo con un supremo senso della disciplina e della comunità. Creò un saluto simile a quello del regime nazista e ordinò ai membri della classe di salutarsi vicendevolmente in quel modo anche al di fuori della classe.

Il terzo giorno l’esperimento aveva iniziato a prendere vita da solo. Jones fornì una ‘member card’ a quanti dei suoi studenti volessero procedere nell’esperimento. Non un solo studente abbandonò la classe, anzi, iniziarono ad unirvisi anche ragazzi appartenenti ad altre classi.
In questo giorno la classe si allargò dagli iniziali 30 studenti a 43 partecipanti. Tutti mostrarono un drastico miglioramento nelle loro abilità accademiche e una motivazione straordinaria. Jones istruì gli studenti su come fare un’iniziazione ai nuovi membri, e per la fine del giorno il movimento aveva già oltre 200 partecipanti. E, cosa ben più importante, la dittatura aveva iniziato a prendere piede: i dissidenti venivano ostracizzati, i membri del movimento cominciavano a spiarsi a vicenda, e gli studenti che si rifiutano di aderire venivano accusati.

Fu al quarto giorno di esperimento che Jones decise di porre fine al movimento perché ne stava perdendo il controllo.
Annunciò così ai partecipanti che il movimento era solo una parte di un movimento a livello nazionale e che nel giorno seguente un candidato presidenziale del movimento ne avrebbe annunciato pubblicamente l’esistenza. Jones ordinò agli studenti di partecipare ad una manifestazione a mezzogiorno del giorno dopo per testimoniare all’annuncio.
Invece di un discorso televisivo del loro leader, agli studenti venne però presentato un canale vuoto.
Dopo alcuni minuti di attesa, Jones annunciò che tutti loro avevano preso parte ad un esperimento, che non esisteva alcun movimento chiamato “The Third Wave”; disse loro che erano stati manipolati e che tutti quanti avevano volontariamente creato quel senso di superiorità che i cittadini tedeschi avevano nel periodo della Germania nazista. E così l’esperimento terminò.
Agli studenti sbigottiti e senza parole ricordò, allora, dove e come il tutto aveva preso piede, ma soprattutto perché: la domanda dalla quale era nato l’esperimento forse finalmente poteva avere una risposta. “Come hanno potuto, i tedeschi, sostenere di essere stati all’oscuro del massacro degli ebrei? Come hanno potuto, cittadini, ferrovieri, insegnanti, medici sostenere di non avere saputo dei campi di concentramento e dei forni crematori? Come hanno potuto, i vicini di casa e forse anche gli amici dei cittadini ebrei, sostenere di non essere stati lì, mentre tutto questo accadeva?”.
In meno di una settimana Jones era riuscito a manipolare una massa di giovani, portandoli a obbedire ciecamente ai suoi ordini.
Lo stesso Jones dirà “Un’esperienza che non rifarei mai. Mi sono imbattuto in un lato primordiale della psiche umana che potrebbe essere utile conoscere”.

A voi la conclusione: è possibile ai giorni nostri una dittatura?

3 risposte a “L’onda “anomala””

  1. R0bert0 scrive:

    Ho visto questo film è mi è piaciuto parecchio! Rispondo alla tua domanda con un “certo! E nel nostro caso specifico si tratta di dittatura moderna” ti cito il testo di un articolo che ho letto di recente e che mi è sembrato abbastanza esaustivo “La caratteristica delle dittature moderne è tuttavia di non fondarsi unicamente sulla violenza ma anche sulla ricerca di un consenso popolare. Tale consenso viene ricercato soprattutto attraverso l’instaurazione di un rapporto privilegiato tra il leader e le masse. Si tratta di un rapporto di tipo emotivo, che presuppone da un lato l’utilizzo di rituali e di mezzi di propaganda efficaci, ma dall’altro anche la disponibilità dei soggetti a proiettare sul leader una forte carica affettiva. […] Saltando a piè pari – per così dire – tutte le istituzioni e le associazioni della società, il leader si propone a ciascuno dei suoi sottoposti come referente unico, unica incarnazione dell’autorità. Ma ciò è possibile solo se gli individui rinunciano effettivamente tanto alla propria individualità concreta quanto – almeno in una certa misura – al valore dei propri legami con gli altri: il che corrisponde per l’appunto alla loro riduzione a membri di una “massa”. Contemporaneamente, del resto, l’appello indifferenziato del leader contribuisce a sua volta a trasformare i singoli in atomi di una massa anonima, legata soltanto attraverso l’identificazione con il capo”.

  2. Salve R0bert0,
    mi trovo assolutamente d’accordo con il tuo commento e con l’articolo citato. Inutile nascondere che, come scrivevo nell’articolo, la parola ‘dittatura’ è stata rispolverata nel corso di questi ultimi anni in particolare, e sicuramente non in riferimento al passato…ma al presente!
    Già nel 1921, Freud scriveva: “all’interno di una massa e per influsso di questa, il singolo subisce una modificazione spesso profonda della propria attività psichica. La sua affettività viene straordinariamene esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in maniera considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestamente ad equipararlo agli altri individui della massa; è un risultato, questo, che può essere conseguito unicamente mediante l’annullamento delle inibizioni pulsionali peculiari ad ogni singolo individuo, e mediante la rinuncia agli specifici modi di esprimersi delle sue inclinazioni”.
    Riprendendo il tuo articolo mi viene da sottolineare la frase “atomi di una massa anonima, legata soltanto attraverso l’identificazione con il capo”, e mentre lo sottolineo…rabbrividisco!
    Grazie del tuo commento che ha dato àdito, spero, ad una riflessione profonda su noi stessi e sull’importanza di ragionare sempre con la nostra testa!

  3. Georgejefferson scrive:

    L’importante e’ inculcare il concetto…l’unione e’ brutto,rimaniamo divisi…manipolati ma divisi.Altrimenti le elite avranno disturbo.Ingigantire brutti eventi del passato serve anche a questo

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