Immigrazione. Risvolti psicologici.

l'immigrazione

L’immigrazione è un fenomeno antichissimo; da secoli l’uomo, se in condizioni di disagio, si sposta verso zone più ricche alla ricerca del benessere. In questi ultimi anni, tuttavia, siamo spettatori più o meno impotenti di un fenomeno che sfugge al controllo e, in quanto appartenenti alla nazione ospitante, ci sentiamo ‘parte lesa’ e quindi offesa da questo problema che diventa sempre più una piaga sociale senza precedenti.
Eppure quegli immigrati che vediamo sbarcare giorno e notte sulle coste italiane sono prima di tutto persone. Persone che hanno perso tutto, che hanno abbandonato la loro terra, la loro casa, figli e famiglie, e che arrivano in Italia, o in qualsiasi altra parte del mondo, allo stremo delle loro forze, ma con una speranza di libertà che molto spesso, purtroppo, viene smorzata dalle difficoltà oggettive che si incontrano nel paese ospitante.

Proprio per questo, oltre ai vari problemi legati alle malattie e alla carenza di cibo ed acqua, gli immigrati di tutto il mondo, proprio come quelli che in queste settimane stanno sbarcando a Lampedusa, devono far fronte ad un altro problema grave: i riflessi sulla salute mentale.
Negli Archives of General Psychiatry si può leggere un articolo in cui è riportata una ricerca molto interessante da questo punto di vista. Lo studio, condotto dall’UC Davis School of Medicine e dal National Institute of Psychiatry, in Messico, ha valutato gli effetti della migrazione dei Messicani verso gli Stati Uniti, confrontando i rischi tra i migranti e i non migranti di soffrire di depressione e disturbi d’ansia.
Lo studio ha analizzato i dati di circa 550 interviste a uomini e donne migranti di origine messicana e circa 2.500 messicani non migranti, giungendo alla conclusione che quando si varca il confine, il rischio di episodi depressivi sale di quasi il doppio, soprattutto per i giovani fino ai 35 anni, mentre sorprendentemente dai 36 anni la percentuale diminuisce. In conclusione, i risultati suggeriscono che dopo la migrazione dal Messico agli Stati Uniti, i migranti hanno più probabilità di sviluppare significativi problemi di salute mentale degli individui che sono rimasti in Messico.

Tali risultati sono estendibili a tutti i casi di immigrazione, in quanto applicabili ad ogni persona che varca i propri confini nazionali illegalmente, e si ritrova a dover affrontare una nuova lingua, nuove leggi e nuove abitudini senza l’ombrello della legalità. I migranti di solito hanno tra i 18 e i 25 anni ed hanno quattro volte e mezzo più possibilità di ammalarsi di un disturbo depressivo rispetto ai loro coetanei della stessa età che non emigrano.
Ad incidere sono molto le differenze culturali, ma anche la maggiore facilità di ricorrere a sostanze stupefacenti. Ovviamente incidono molto i fattori sociali come la difficoltà a trovare un lavoro, la condizione di estrema emarginazione e la costante consapevolezza di essere fuori dalla legge.

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2 risposte a “Immigrazione. Risvolti psicologici.”

  1. Giulietta scrive:

    qualche sera fa, al festival delle letterature a Roma, ho ascoltato la Mazzantini leggere un suo racconto inedito. Parlava della Libia, dei Tripolini, degli italiani a cui mancava l’Africa, degli Africani che sperano nell’Italia. In realtà parlava di vite sottratte a chi le vive. Fisicamente e psicologicamente parlando.

  2. Si Giulietta, so di cosa parli perchè c’ero anch’io quella sera!
    “…vite sottratte a chi le vive…”. Non avrei saputo descriverlo meglio!
    Complimenti!

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