Roma: che panico!

attacchi di panico a Roma

L’Istituto di sondaggi Swg per conto dell’Istituto di Neuroscienze Globale ha effettuato, all’inizio di questo mese, un’indagine sul disagio psicosociale nella Capitale.
I dati che emergono dalla ricerca sono sconcertanti: il 25 % dei romani soffre di attacchi di panico, ovvero 1 cittadino su 4.
In particolare, i soggetti più colpiti sono le donne con percentuali maggiori che si registrano tra le laureate e nella fascia d’età compresa tra i 25 ed i 54 anni; per quanto riguarda gli uomini, ad essere colpiti sono sia i lavoratori autonomi che i dipendenti: i primi risultano più interessati nella fascia 35-44 anni, i secondi ne soffrono tra i 45 ed i 54 anni.

Ma cosa sono gli attacchi di panico?

Partiamo da una premessa fondamentale: quando parliamo di panico parliamo di ansia. Da un punto di vista filogenetico, l’ansia risulta avere un ruolo cruciale per la sopravvivenza della specie, è una sorta di campanello d’allarme che avverte della presenza di un pericolo; per questo motivo non può essere considerata di per sé patologica (ansia adattiva). Un’eccessiva risposta ansiosa tuttavia (ansia disadattava) può impedire alla persona di condurre la vita in maniera normale, come accade nel caso degli attacchi di panico.
Nel DSM – IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) l’attacco di panico è circoscritto ad un breve periodo in cui l’individuo viene improvvisamente travolto da uno stato di terrore, spesso legato all’urgenza di fuggire di fronte ad eventi ritenuti catastrofici ed incombenti. I sintomi raggiungono il picco in 10 minuti e sono almeno quattro tra i seguenti:
- palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
- sudorazione,
- tremori fini o a grandi scosse,
- dispnea o sensazione di soffocamento,
- sensazione di asfissia,
- dolore o fastidio al petto,
- nausea o disturbi addominali,
- sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento,
- de realizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi),
- paura di perdere il controllo o di impazzire,
- paura di morire,
- parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
- brividi o vampate di calore.
Ho deciso di descrivere tutti i sintomi per farvi comprendere quanto sia importante non sottovalutare l’effetto di un attacco di panico il quale, avendo una sintomatologia principalmente organica, assomiglia a quanto si prova nelle prime fasi di un infarto.
A volte ci si rivolge ad un pronto soccorso in quanto il disturbo viene erroneamente interpretato come un malessere di carattere cardiologico; si presentano, infatti, problemi al livello del miocardio, coronarici, sbalzi di pressione, capogiri, annebbiamento della vista.
In seguito ad un attacco di panico si può svenire, non sapere più che si è e dove ci si trova. Si verifica un travaso improvviso di ansia che la persona non riesce a contenere. Tutto ciò provoca l’impressione di morire, di disintegrarsi e di impazzire.

Ma come si curano gli attacchi di panico?

Solitamente la prima risposta che viene data a questa domanda è che l’ansia si cura con i farmaci. Questo è vero, in parte. L’utilizzo di ansiolitici (benzodiazepine) può essere molto utile, soprattutto nelle fasi iniziali del disturbo; oggi, tuttavia, appare un dato sempre più certo che l’integrazione di psicoterapia e farmacologia fornisce risultati migliori, soprattutto nel lungo termine, rispetto ai due interventi presi singolarmente. L’obiettivo di un intervento psicologico, infatti, è principalmente quello di permettere al paziente di acquisire una maggiore capacità di gestione delle situazioni critiche e, contemporaneamente, incrementare la consapevolezza e la conoscenza di sé trova un terreno per così dire molto fertile nelle persone che grazie alla terapia farmacologica hanno una sintomatologia ridotta e minore difficoltà a controllare i sintomi ansiosi.

- Falabella, M. (2001), ABC della psicopatologia, Edizioni Scientifiche Ma.Gi., Roma

- Faravelli, C. (2010), Psicofarmacologia per psicologi, Il Mulino, Bologna

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