Quando a crollare sono anche i nervi

traumi e calamiità naturali

11, come il giorno del mese di Marzo in cui la catastrofe ha preso forma.

14.46, come l’ora locale in cui la terra ha iniziato a tremare.

8.9, come l’entità su scala Richter della prima, tremenda, scossa di terremoto.

10, come i metri di altezza raggiunti dalle onde dello tsunami.

10.000, come le vittime fino ad oggi accertate.

6, come la percentuale in negativo della borsa di Tokyo in questi giorni.

I numeri parlano più di ogni parola, a volte.

E questa volta è toccato al Giappone, in particolare alla parte nord – orientale dell’isola Honshu a 380 km da Tokyo. In pochi minuti si è scatenata la natura in tutta la sua furia più devastante: un terremoto tra i più violenti della storia, seguito dopo pochi minuti da uno tsunami, anch’esso di portata storica, che ha flagellato le coste affacciate sul Pacifico.

Le calamità naturali, come terremoti e tsunami, sono eventi che travalicano l’ambito dell’esperienza umana normale e che, dal punto di vista psicologico, sono abbastanza traumatici da indurre stress in chiunque.  Per spiegare l’entità di tale coinvolgimento, chiedo nuovamente aiuto ai numeri: dopo un terremoto o un’inondazione circa il 30% dei sopravvissuti ha effetti psicologici gravi, riassumibili nel Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). Questo, il risultato di uno studio pubblicato dalla rivista Psychological Science in the Public Interest.

Ma che cos’è il PTSD?

Il disturbo post-traumatico da stress, o PTSD (dall’inglese post-traumatic stress disorder), risulta definito da una costellazione di sintomi; a differenza di quanto avviene per altri disturbi psicologici, tuttavia, nella definizione di questa condizione è compresa anche la parte riguardante l’origine della stessa, ovvero un evento traumatico che la persona ha vissuto direttamente, o a cui ha assistito, e che ha implicato morte, minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri. L’evento deve avere creato una paura intensa, orrore e un senso di impotenza.

I sintomi principali di questa sindrome sono tre:

1. Chi soffre di PTSD rivive persistentemente l’evento traumatico, anche attraverso incubi notturni. Stimoli che rappresentano simbolicamente l’evento oppure gli anniversari di una determinata esperienza causano intenso disagio psicologico. Secondo alcune teorie, il rivivere l’evento traumatico sarebbe la caratteristica centrale del disturbo post-traumatico da stress, in quanto la persona non sarebbe in grado di integrare l’evento traumatico all’interno della sua esperienza di vita e delle sue convinzioni preesistenti.

2. Un altro comportamento cruciale del disturbo è costituito dall’evitamento degli stimoli associati con l’evento e dalla attenuazione della reattività generale; quest’ultima, in particolare, si manifesta nel diminuito interesse per gli altri, in un senso di distacco e di estraneità, e nell’incapacità di provare emozioni positive. Questi sintomi sembrano essere in contrasto con quelli esposti poco più su; in realtà il disturbo post-traumatico da stress è caratterizzato da fluttuazione, ovvero dal passaggio attraverso fasi alterne in cui la persona dimentica l’esperienza traumatica e altre in cui essa raffiora violentemente.

3. Caratteristici del PTSD sono, infine, sintomi di aumentata attivazione fisiologica. Questi comprendono la difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, la difficoltà a concentrarsi, l’ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme.

Ma qual è il ruolo della psicologia nelle situazioni di traumi e calamità naturali?

Come si legge su Wikipedia, esiste una branca specifica della psicologia, chiamata Psicologia dell’Emergenza, che si occupa propriamente degli interventi clinici e sociali in situazioni di calamità, disastri ed emergenza/urgenza e, nello specifico, studia il comportamento individuale, gruppale e comunitario in situazioni di crisi.
Per semplificare, mentre gran parte della psicologia tradizionale si occupa dei processi psichici (cognitivi, emotivi, psicofisiologici, etc.) che avvengono in condizioni “normali”, la psicologia dell’emergenza si occupa di come tali processi vengano ad essere rimodulati e modificati nelle situazioni di crisi e trauma.
Gli ambiti e gli oggetti di studio di questa branca sono numerosissimi: dallo studio di come un bambino si rappresenta cognitivamente, e cerca di trovare coerenza in una situazione di emergenza a come la comunicazione interpersonale viene alterata nelle interazioni sociali che avvengono in una situazione di rischio.

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